UN PO' DI STORIA DI TERLIZZI (a cura di A. Veneto)

Le origini di Terlizzi hanno profonde radici; il suo ingresso nella Storia ha luogo subito dopo il tramonto dell’Impero d’Occidente, in quell’oscuro e travagliato periodo che vede il succedersi delle diverse dominazioni barbariche in perenne conflitto con l’impero di Bisanzio.

Terlizzi nasce come rifugio strategicamente sicuro per quei popoli fuggiti non solo dall’ira distruttiva degli invasori ma
anche dai leggendari pirati che seminarono terrore e devastazione.
Di Terlizzi se ne ha notizia per la prima volta nel testamento del longobardico Wacco di Benevento (797 D.C) a cui si allude con il titolo di
Casale di Trelicio. La conquista normanna segna una svolta importante, Terlizzi diviene terra feudale passando così da semplice locus a castellum e poi a civitas. Nel 1073 Terlizzi è già nelle mani del conte Amico, il primo dei molti protagonisti che concorreranno allo sviluppo del nostro paese. Ripercorriamo con esattezza le varie tappe.

Il conte Amico è cugino del ribelle conte Pietro o Pietrone, signore di Bisceglie, che nel 1073 prende parte ad una violenta rivolta, a cui partecipano molti feudi della Puglia; da subito Roberto il Guiscardo, impegnato fino ad allora nella conquista della Sicilia con il fratello Ruggero, si precipita in Puglia e concentra la sua azione repressiva in quella che era la zona più calda, il triangolo Trani-Andria-Giovinazzo, sedando in pochi giorni la ribellione e sottraendo Trani al conte Pietro che l’aveva occupata qualche giorno prima.

Al conte Amico si deve la costruzione a Giovinazzo e a Terlizzi (1075) delle mura, un espediente questo per proteggersi le spalle nel momento in cui, per la sua insaziabile sete di potenza e per il desiderio di superare in grandezza il Guiscardo, intraprende un’impresa navale in Dalmazia. Ma con l’intervento della Repubblica di Venezia, che non tollera intromissioni ed in seguito al mandato dell’imperatore d’Oriente, che vietava qualsiasi genere d’impresa nell’Adriatico, l’ambizioso piano del conte Amico è stroncato sul nascere. Tornato in Puglia pensa bene di prendere parte ad una nuova rivolta contro il Guiscardo, rivolta sostenuta questa volta anche dal Papa e dalla Repubblica Veneta che non vedono con favore le conquiste del Guiscardo nel basso Adriatico. Ma anche questa rivolta viene sedata e al conte Amico viene negato temporaneamente il perdono e gli è sottratta la Contea di Giovinazzo-Terlizzi; ma nell’ottobre del 1080 il conte Amico riesce a riottenere la contea terlizzese. Dopo un primo tentativo di conquista dell’impero d’Oriente muore , a causa dalla peste, nel luglio del 1085 il Guiscardo e il potere passa nelle mani del fratello Ruggero, detto Borsa. È a partire dal 1087 che si perdono anche le tracce nel conte Amico che però rimarrà fedele a Borsa e manterrà il possesso della sua contea per poi passarla al suo erede Goffredo. Da questo momento ha inizio per il Locus Tillizio un periodo di conquiste in campo politico, sociale ed economico che lo porteranno a divenire un Castrum ed un centro del tutto autonomo da Giovinazzo.


Nel 1111 al vertice dello Stato Normanno è registrato un temporaneo vuoto di potere. Infatti a Ruggero Borsa ed al fratello sono succeduti i figli Guglielmo e Boemondo II, ancora minorenni e sotto la tutela delle madri. La stessa situazione si verifica in Sicilia, al conte Ruggero succede Ruggero II. Ma torniamo al figlio di Amico; Goffredo in questo contesto vuole sfruttare l’anarchia generale e facendo leva sulle ambizioni dei cittadini più ricchi, insorge, appoggiato
dall’Impero Bizantino e dona al prete Leone di Martino, a vita, la Chiesa di San Giuliano vicino Terlizzi. In una condizione di assoluta libertà, quale si prospetta in questi momenti, sarebbe stata cosa abbastanza semplice per i cittadini approfittarne e dedicarsi ad un’autonoma organizzazione del proprio paese, ma ovunque insorgono disordini e violenze. Per quanto riguarda il nostro
Castellum , in questa fase, rimane oscuro il corso degli eventi.

Solo nel 1120 riappare sulla scena Ruggero divenuto oramai signore incontrastato di Terlizzi. Tra i suoi primi atti spicca quello promosso ai danni del prete Leone di Martino, a cui viene sottratta la Chiesa di San Giuliano e trasferita nella mani di suo nipote, il prete Balsamo. A questo punto occorre porre la nostra attenzione sulle sorti dello Stato Normanno. Ruggero II nel 1127, ormai maggiorenne, diviene dopo la morte di Guglielmo anche duca di Puglia. Il suo grande potere è fonte di gelosia e nuovi contrasti; tra le più grandi potenze che gli sono nemiche ricordiamo l’Impero Germanico, Venezia ed il Papa Onorio II. Già nel 1128 Ruggero II fa il suo ingresso in Puglia con un forte esercito per imporre e far rispettare il suo titolo. In questo stato di allarme il nostro dominator Terlitii (Ruggero), pensa bene di salvarsi con la fuga per poi riapparire nel momento stesso in cui il duca torna in Sicilia a ristabilire il proprio dominio feudale. Ruggero applica innumerevoli modifiche: trasforma la curia in cancelleria, si serve di un notaio del luogo come funzionario della sua curia, si fa assistere da alcuni soldati, un giudice e altri due notai che indossano le vesti di testimoni e soprattutto ha a disposizione un numero consistente di milites, uomini armati.

Ruggero tenta inoltre di favorire l’autorità ecclesiastica vedendola come un utile appoggio nella sua scalata al potere. Non mancherà quindi, di convalidare il "breve" testamento olografo che Leone di Martino in punto di morte ha lasciato a Balsamo, e di concedere a lui e a Bisonzio, un altro suo nipote, un "privilegium": l'affidatura ovvero il privilegio di accogliere nel territorio, in questo caso nell’atrio della Chiesa di Santa Lucia, tutti quei forestieri bisognosi di protezione. Questi "affidati" prestavano giuramento di fedeltà e pagavano un prezzo per la protezione.

Ritorniamo a Ruggero II; quando nel 1130 ha luogo il problema per la designazione del successore di Onorio II, Ruggero II si schiera con l’antipapa Anacleto, che in cambio l’incorona re di Sicilia, Calabria e Puglia. Dopo l’incoronazione Ruggero II torna in Puglia, sede di nuove rivolte, con l’intenzione di stroncarle definitivamente. Contro il re, ovviamente, si era schierato anche Ruggero, signore di Terlizzi , che viene spogliato del suo feudo e bandito. Siamo nel 1133 . Dopo la sua scomparsa Terlizzi comincia a reggersi autonomamente diventando a pieno titolo "Civitas Terlitii".