1075
– Il Castello di Terlizzi e il modellismo,
per non dimenticare…
PREMESSA
STORICA
Italia
meridionale, primi decenni del secolo XI.
Un
imponente esercito scende dall’Europa del nord, e si fa notare nelle terre
della bizantina “peninsula italica” per la loro “aspra lingua, per le pelli,
le borchie e gli abiti rozzi e pesanti”. Sono gli “Uomini del Nord”, i Normanni,
come gli europei usano definirli. Navigano su imbarcazioni strette e lunghe,
sulla prora delle quali troneggia una testa di drago scolpita nel legno: i
drakkar.
Il
loro arrivo nella Penisola non è casuale: vengono in soccorso dei ribelli,
della gente siciliana che covava da tempo una rivolta contro il potere della
lontana Bisanzio sulle loro terre natie. Grazie a questi “rozzi guerrieri,
sporchi… e pagani” (come i cronisti li definiscono), i rivoltosi riconquistano
il Meridione, liberato dalle autorità filobizantine.
Tutto
ciò non sarebbe avvenuto se non grazie all’aiuto normanno, motivo per il quale
uno dei loro condottieri viene ricompensato dal Duca di Salerno con un feudo,
la Contea di Aversa.
Nel
1043 Roberto Braccio di Ferro conquista la contea di Melfi, e suo fratello
Roberto il Guiscardo estende ulteriormente i territori melfitani, tanto da
destare la preoccupazione del papa, Leone IX. Lo scontro tra i due fronti
(quello del Guiscardo e le truppe papali) è inevitabile, e il normanno ha
la meglio; al termine della guerra, riesce a catturare un preziosissimo prigioniero:
lo stesso Leone IX.
Sul
trono papale, quindi, sale un nuovo pontefice, Nicolò II, al quale il vittorioso
Roberto giura fedeltà: diviene suo vassallo. Il titolo di Guiscardo (termine
arcaico per definire una persona astuta) non gli è stato conferito senza ragioni:
come suo vassallo, il papa dona a Roberto i ducati di Puglia, Calabria e Sicilia.
La
luogotenenza in Puglia è affidata al Conte Amico, che divenne quindi anche
feudatario in Terra di Bari.
E’
questo un personaggio che interesserà in modo particolare la nostra storia:
tra le “cartae” sulle proprietà del conte che furono stilate all’epoca, rientra
un piccolo possedimento territoriale in Terra di Bari, un certo “Locus Terlitii”….
Terlizzi.
In
quegli anni molte cose successero: tra le popolazioni del meridione serpeggiava
spirito di rivolta all’autorità normanna, rivolte a cui si associò, in alcuni
casi, lo stesso Amico. Ma fu il desiderio di superare lo stesso Guiscardo
che nutriva, e che lo spinse a partire per la conquista della Dalmazia.
Ma
non voleva lasciare le sue terre senza adeguate protezioni dalle scorrerie
(musulmane, molte volte)… decise di pararsi le spalle, e fece erigere nel
locus Terlitii una serie di fortificazioni, torri, mura…
1075:
il poco importante locus Terlitii, diventa ufficialmente un “Castrum”. E’
nato un castello, “Castrum Terlitii”, il Castello di Terlizzi.
PROGETTO
DEL CASTELLO
Oggi
di questo castello rimane ben poco, se non la Torre e l’insieme delle strutture
che ne delimitano ancora la forma originale.
E’
rimasto ben poco perché le due torri che facevano parte del complesso sono
scomparse, non esistono più le mura, le fortificazioni.
Ma
soprattutto non ne esiste più il ricordo!
E’
del tutto ignoto, infatti, il fatto che nella nostra amata cittadina fosse
presente uno dei più grandi castelli della zona, che arrivò a superare per
dimensioni e importanza quelli di Giovinazzo e Molfetta; un castello che ospitò
lo stesso Conte Amico, Federico II di Svevia, Ferdinando d’Aragona, un castello
che fu il fulcro, il punto di incontro dei mercanti della zona, un crocevia,
una sosta obbligatoria per i viaggiatori.
Mi
rincresce dover dire che il grande Castrum Terlitii è morto: non perché non
ne è rimasta traccia, ma perché è stato cancellato dai ricordi dei terlizzesi.
E’ morto nella memoria, quindi non esiste più.
Perché
il suo fantasma non si perda nelle nebbie del tempo, ho deciso di utilizzare
l’unica arte che possa riportarlo in vita: il modellismo. E’ proprio per questo
che ho cominciato, quindi, a ricercare dati, misure, proporzioni, per riportare
almeno in piccolo le vestigia di un antico e fulgido passato.
La
costruzione di un modello non è cosa facile: occorre fare le dovute ricerche,
prendere misure anche dal vero e ricostruire, entro i limiti delle proprie
possibilità, una immagine quanto più verosimile possibile del soggetto, del
castello.
Dopo
accurate ricerche sono in grado di affermare con tutta la sicurezza che posso
permettermi (da incompetente di architettura medioevale), di aver ottenuto
le informazioni necessarie per edificare un modello rispondente il più possibile
alla verità storica.
Non
è necessario far menzione delle difficoltà che bisogna superare per raccogliere
tutte le memorie e i mezzi per raggiungere un risultato accettabile; procurarsi
i mezzi non è cosa difficile (oserei dire che i mezzi non mancano). Il vero
problema è far riaffiorare da documenti dimenticati le memorie perdute; posso
dire di esserci riuscito, anche se non con i risultati che avrei sperato,
ma mi accontento.
Quando
sono riuscito a raggruppare tutti i dati a cui potevo accedere, ho cominciato
la costruzione, che, alla luce delle difficoltà incontrate, può sembrare abbastanza
facile, cosa da niente. Invece no. Arrivato al 4° livello di mattoncini (circa
1600 mattoncini montati), mi sono accorto cosa ancora mancava: conoscenze
in campo architettonico. Non si può pretendere di costruire un castello senza
conoscere alcuni importani particolari che i documenti non potranno mai fornirci:
l’altezza delle feritoie, delle finestre, il tipo di tetti, di pavimentazione…
Ecco cosa manca; e per mio fallo, me ne sono accorto solo ora; e tutto si
è bloccato.
Per
concludere il mio lavoro e portare alla luce il grande Castello di Terlizzi,
occorre ancora un’ultima cosa: conoscenze in campo architettonico, che, al
contrario dei documenti, non potrò mai procurarmi autonomamente.
Sarebbe
un peccato lasciare cadere nel vuoto e sotto la polvere degli anni una così
forte traccia del medioevale splendore di Terlizzi. E da parte mia c’è tutta
la determinazione a portare avanti fino alla fine un lavoro così gravoso,
ma che da tante soddisfazioni, tra le quali, non ultima, quella di vedere
risollevato nella memoria cittadina la presenza di un castello a Terlizzi.
Ho solo bisogno di aiuto in ciò che non mi posso procurare da solo, ho bisogno
di consigli, opinioni. A questo scopo ho segnalato il mio lavoro su questo
sito.
Approfitto
per ringraziare tutti quelli che mi hanno immensamente aiutato fin’ora, animati
da vero spirito di appartenenza a questa città, e quanti, spero, vorranno
fornirmi preziosi consigli su ciò che ho intrapreso.
Grazie…
a
cura di Francesco de Virgilio