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Tripoli, 6 – 70038 Terlizzi (Ba)
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347/4771073
Quale città delle ceramiche? La domanda è provocatoria, ma solo in apparenza. In realtà, dietro la mancanza esprime un bisogno, un desiderio, un auspicio. Fare di Terlizzi una piccola nicchia turistico-culturale. I requisiti li ha tutti: i fiori, l’arte, il mangiare e bere bene. La produzione delle ceramiche, appunto. Un turista che ha come meta Castel del Monte, dunque, dopo va a Ruvo di Puglia per la splendida cattedrale romanica, ma potrebbe fermarsi a Terlizzi.
Di questo desiderio, non velleitario, ma fatto di idee e di progetti, si è parlato nel corso del convegno organizzato presso la sede del circolo culturale Ra comunicazione totale dalla neonata associazione di impegno politico Cittàcivile.
La serata ha avuto successo, a conferma di un deficit di dibattito intorno alle questioni centrali della vita civile di Terlizzi. In particolare, è stata molto apprezzata – come ha evidenziato Mario Colamartino di Teleregione, tra i relatori – la formula innovativa di partecipare ad un dibattito seduti ad un tavolino, degustando prodotti locali, offerti dalla cantina Anseremo e Federico e dal Panificio di Molfetta: insomma un’idea a metà strada tra il caffè letterario, il salotto televisivo e l’hostaria.
Molto apprezzata è stata anche la presenza musicale della Municipale Balcanica, i cui intermezzi hanno scandito gli interventi di Renato Brucoli, di Paolo De Santoli, Dario Carmentano, Enzo Sforza e del preside dell’istituto d’arte di Corato, Vincenzo De Mitri. Presenti in sala anche diversi ceramisti terlizzesi, che sollecitati dalle domande di Michele Cagnetta e di Lucia D’Amato, non solo hanno raccontato la loro esperienza ma hanno partecipato attivamente al dibattito, proponendo idee per la valorizzazione di questo importante settore. Il punto centrale della “chiacchierata” è stato quello, di realizzare un polo intorno alle tre città interessate: Terlizzi, per la produzione; Ruvo di Puglia, per i beni culturali; Corato, per la formazione.
Il successo della serata è stato rimarcato, oltre che dal numero dei presenti, dal fatto che la discussione è continuata anche a microfoni spenti, intorno ad una tavola rotonda dove si è cercato di abbozzare un progetto di rilancio della ceramica terlizzese. Si è discusso francamente, in un clima di grande serenità, della necessità di superare le rivalità tra i ceramisti; di cercare nel marketing il valore aggiunto della produzione; dell’intuizione che altre realtà, come Vietri sul Mare, hanno avuto, di legare l’artigianato all’arte di alto livello. Ed alla fine si è giunti ad una volontà comune: impegnarsi per sperimentare forme di coordinamento, come il consorzio o la fondazione, per permettere alla ceramica terlizzese il salto di qualità. Dario Carmentano, per esempio, ha proposto di stabilire un dialogo costante con Faenza e con il museo della ceramica.
Con rammarico, invece, è stata notata, ancora una volta, l’assenza del sindaco e dell’Amministrazione, malgrado l’invito ufficiale. Insomma, un convitato di pietra, in quanto decisivo. Si può, infatti, parlare di rilancio della città senza amministratori? Ma questi sembrano rifuggire qualsiasi occasione di promozione che non sia da loro stessi veicolata. E in questo caso, non hanno dimostrato grande sensibilità, se è vero – come i ceramisti hanno testimoniato – che in un incontro richiesto dagli operatori l’Amministrazione ha minimizzato il ruolo di questo settore; se è vero che negli ambiziosi progetti di arredo urbano della nostra città c’è spazio per orrende insegne pubblicitarie con qualche fioraccio e non per la ceramica (perché non pensare a numeri civici, indicazioni viarie o insegne, a vasi in ceramica, come pure qualche privato ha fatto per se stesso?)
Si parla molto di fiori e si tende a dimenticare la ceramica. Eppure, queste due produzioni, peraltro tra loro molto legate, potrebbero fornire le vene giuste per alimentare un forte sviluppo economico cosiddetto “di nicchia”, fondato sul turismo e la cultura.
La volontà e la tenacia dei produttori, le idee e i progetti di un capitale umano ricchissimo nella nostra Terlizzi, gli esperimenti (come nell’organizzare questo evento) di collaborazioni e sinergie dimostrano che un’altra Terlizzi – ma non a parole – è possibile.
C’è bisogno di partecipazione e cultura diffusa, non di comunicazione di facciata.
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