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Premessa
Non tutti inizialmente potevano arruolarsi nell'esercito: fabbri,
fucinatori, macellai... potevano entrare nell'esercito, non potevano invece
uccellatori, pasticceri o uccellatori. Svolgere servizio nell'esercito
romano era il sogno di tanti all'epoca: divenire ausiliari significa venire
in possesso, una volta terminata l'attività militare, della cittadinanza
romana per sè e per tutti i discendenti e, cosa molto ambita, poter diventare
legionario. Fare il legionario non era certo facile: anzitutto la recluta
imparava a marciare, poi si allenava a combattere contro grossi pali infissi
a terra con sagome in legno riproducenti un gladio e poi direttamente
con le altre reclute con dei cuscinetti di cuoio applicati sulla punta
del gladio. Verso la fine dell'allenamento le reclute imparavano a disporsi
in formazioni.
Le armi principali dei Romani erano il pilum, lo scutum e il gladio. Il
pilum era un giavellotto con una punta d'acciaio, essendo molto pesante
la gittata era ridotta, ma era però capace di sfondare qualsiasi scudo
o armatura; inoltre la punta era fissata con dei chiodini che all'impatto
si spezzavano, cosicchè la punta rimaneva staccata dall'altra parte del
giavellotto e rimanendo conficcata nello scudo ne rendeva impossibile
l'uso, andando a finire nel corpo di un nemico rendeva difficile l'estrazione.
Il pilum inoltre, essendo monouso, non poteva essere rilanciato dal nemico;
ogni legionario ne aveva almeno due.
Il
simbolo

Le
origini della legione romana
La
legione (legio da legere = scegliere,
perché i soldati erano scelti nella leva militare) fu l’armata romana
sin dai tempi di Romolo. Questi, secondo la tradizione, divise il popolo
nelle tre tribù dei Tities, Ramnes e Luceres; ogni tribù doveva fornire
1.000 fanti, divisi in 10 centurie (gruppi di 100 uomini), e 100 cavalieri
(1 centuria), per cui la primitiva legione romulea era costituita da
3.000 fanti e 300 cavalieri. I 3.000 fanti erano comandati da 3 tribuni
milititum; i 300 cavalieri da 3 tribuni celerum; il termine celeres
(veloci), con cui i più antichi cavalieri erano denominati, è rapportato
alla celerità della loro azione.
Legione
serviana
Dopo
la riforma di Servio Tullio, che divise i cittadini in 5 classi censitarie,
basate sull'avere di ciascuno, per cui i più ricchi costituirono la prima
classe e gli altri, proporzionalmente al censo,
le altre quattro classi, la fanteria pesante dell'esercito romano venne
formata dalle prime tre classi di censo. Le classi erano divise in un
certo numero di centurie, di cui metà di iuniores
(giovani), addetti alle armi, e metà di seniores
(anziani), assegnati alla difesa della città. Gli iuniores delle prime
tre classi dovevano procurarsi a proprie spese l'armamento di oplita offensivo
e difensivo, comprendente, quali armi difensive, l'elmo di cuoio (galea),
lo scudo rotondo di bronzo (clipeus), gli schinieri di bronzo (ocreae)
e la corazza di bronzo (lorica); quali armi offensive, la lancia da urto
(hasta) e la spada corta (gladius), atta a colpire di taglio e di punta.
La prima classe doveva avere la completa armatura; la seconda e la terza
classe, avendo, al posto del clipeus, lo scutum, un grande scudo rettangolare
bombato di legno e cuoio con guarnizioni metalliche al centro e sui bordi,
che proteggeva la persona dalle spalle ai piedi, facevano a meno della
corazza, e la terza classe anche degli schinieri; la quarta classe non
aveva armi di difesa, ma solo di offesa; la quinta classe aveva unicamente
fionde (fundae) e proiettili di pietra (lapides missiles). Le centurie
degli equites (cavalieri) furono portate
a 18, con un effettivo di 1.800 cavalieri.
Con Servio Tullio venne introdotta la tattica
oplitica, in base alla quale gli opliti, aventi la pesante
armatura di bronzo, combattevano in schieramento serrato, falangitico,
gli scudi a contatto l'uno con l'altro.
Legione
consolare - Ordinamento per manipoli -
La creazione
del consolato, all'inizio della repubblica, impose lo sdoppiamento
della legione, per assegnare a ciascuno dei due consoli un'intera
armata. Dalla legione unica dell'ordinamento serviano si passò alle due
legioni consolari, non reclutando un maggior numero di uomini, ma raddoppiando
i quadri, per cui ogni legione consolare mantenne 60 centurie di fanteria
pesante, ma gli effettivi scesero a 3.000 soldati per legione. L'esercito
romano composto di due legioni contava quindi 120 centurie e 6.000 fanti
di linea. E questo perché la centuria della legione consolare non era
più formata da 100 uomini, ma da un numero inferiore. In questo periodo
(IV Sec. a.C.) venne abbandonata la lenta e poco manovrabile formazione
falangitica del periodo precedente.
Le 60 centurie della legione si rivelarono tatticamente troppo deboli,
per cui furono unite a due a due a costituire i manipoli,
pur conservando il nome di centuria e rimanendo unità amministrative.
La legione ebbe 30 manipoli, distinti in 10 manipoli di hastati,
10 di principes, 10 di triarii;
le centurie degli hastati e dei princeps comprendevano ciascuna 60 soldati
(un manipolo 120), mentre le centurie dei triarii comprendevano 30 soldati
(un manipolo 60).
Il numero dei cavalieri fu fissato a 300, divisi in 10 squadroni ciascuno
di 30 uomini, suddivisi a loro volta in 3 decurie
di 10 uomini ciascuna.
Non fu più il censo, ma l'età ad assegnare ai soldati il rispettivo posto:
infatti i più giovani formavano la prima linea di hastati, gli uomini
fatti la seconda linea di principes, i più anziani la terza linea di triarii.
Per quanto riguarda l’armamento, gli hastati, i principes ed i triarii
avevano in comune un elmo di bronzo con pennacchio (crista) molto alto
e diritto, formato da penne rosse o nere (spesso di allodola) o da una
coda equina, la corazza a maglie di ferro o un pettorale di bronzo fissato
ad un corsetto di cuoio, lo scutum al posto del clipeus e gli schinieri,
che coprivano le gambe dal ginocchio in giù. Come armi offensive avevano
in comune il gladius; oltre questo, gli hastati ed i principes avevano
il pilum ed i triarii l'hasta. Ma dovette esserci senz'altro un tempo
in cui gli hastati avevano l'asta, da cui deriva il loro nome; i triarii,
detti anche pilani avevano il pilum; e i principes, cioè “i primi” erano
schierati in prima linea. L'armamento dei triarii può essere ricondotto
a quello della fanteria pesante della falange oplitica.
| Probabilmente la gittata più corta del pilum in quanto giavellotto
"pesante" era più adatta ai primi ranghi, così l'arma che forse
i triarii usavano in precedenza è passata alle due file più avanti
lasciando a questi solo il nominativo. |
Gli armati
alla leggera, i velites, portavano un piccolo scudo rotondo di legno (parma)
ed un elmo di cuoio; e come armi offensive leggeri giavellotti (hastae
velitares).
| Inizialmente sulla terza linea erano disposti assieme ai triarii
anche i rorarii e gli accensi, i primi giovani ed inesperti, gli
altri poco affidabili. Questi altri due ordini rappresentavano un
retaggio della quarta e della quinta fila della ormai abbandonata
falange oplitica. Triarii, rorarii ed accensi erano organizzati
in 3 manipoli di 180 uomini l'uno. Ciascun manipolo era chiamato
ordo. |
Furio Camillo
(il salvatore di Roma) secondo la tradizione, ma è più logico pensare
che queste siano state delle modifiche fatte gradualmente col tempo, sostituì
gli elmi di bronzo, troppo deboli per affrontare le lunghe spade dei barbari,
con degli elmi di ferro molto levigati per deviare i colpi inferti su
di essi. Sempre nel III secolo a.C. Roma dovette fronteggiare Pirro, re
dell'Epiro ed abile stratega che mise notevolmente in difficoltà i Romani
ancora dediti a volgere ai propri voleri la penisola italiaca. Con Pirro
i Romani conobbero per la prima volta gli elefanti, destinati a farsi
rivedere con Annibale, considerati erroneamente "buoi della Apulia". Pirro
vinse numerose volte, sicuramente per abilità tattica visto che a Maleventum
(l'odierna Benevento) perse così tanti uomini che la sua vittoria sembrò
più una sconfitta, di qui il detto "Una vittoria di Pirro" per indicare
una vittoria che sembra più una disfatta. Curioso è l'espediente che gli
ingegnosi Romani adottarono contro gli elefanti: vista la facilità con
la quale i pachidermi si spaventavano, essi cospargevano dei maiali di
pece e, una volta dato fuoco al povero animale, lo dirigevano verso gli
elefanti; inutile dire che funzionava...e bene.
Comandi
Il supremo potere militare, l'imperium militiae, era de tenuto dai consoli,
dai pretori e dal dittatore,
quest’ultimo con un comandante in seconda, il magister equitum. In età
imperiale sarà il principe ad avere il comando supremo, esercitato per
mezzo di delegati, i legati Augusti,
di rango e grado diverso in base all'importanza del dislocamento della
legione.
Fra gli ufficiali la legione annoverava:
- 6 tribuni militum, di cui uno di
rango senatorio, detto laticlavius, dall'ampia striscia di porpora (clavus)
che orlava la sua tunica, e cinque di rango equestre, detti angusticlavi.
Essi in coppia comandavano la legione per due mesi, tenendo il comando
un giorno per uno o un mese per uno.
| Il fatto dell'alternarsi del comando si rivelerà, assieme al genio
tattico d'Annibale, la causa più importante della disfatta romana
a Canne: gli intenti dei due consoli erano opposti riguardo prendere
l'iniziativa o meno: Emilio non voleva scendere in campo contro
Annibale, ma a questo bastò far assalire dalla propria cavalleria
numidica i Romani che attingevano l'acqua sulla riva opposta del
fiume, per far ordinare a Varrone, il giorno dopo, di schierare
tutte le legioni in campo. |
- legati:
ufficiali aggiunti, di solito nominati dal Senato in seguito alle proposte
del comandante, che affiancavano ed assistevano.
- 60 centuriones: comandanti delle
centurie, nominati dai tribuni e provenienti dalle truppe, erano ufficiali
subalterni (duces minores). Ogni manipolo ne contava due: il centurione
che comandava la centuria di destra, centurio prior, comandava tutto il
manipolo e quindi aveva ai suoi ordini il centurione della centuria di
sinistra, centurio posterior. Gli hastati erano agli ordini di 10 centuriones
priores e 10 centuriones posteriores, e così i principes ed i triarii.
Il grado più elevato fra i centuriones priores era tenuto dal centurione
del primo manipolo dei triarii, detto primus pilus.
- 60 optiones: comandanti in seconda
della centuria.
- 30 decuriones: in ogni turma dì
30 cavalieri c'erano 3 decurioni, dei quali il più anziano comandava la
turma.
- 12 praefecti alae: alti ufficiali
romani, 6 per ognuna delle due alae (ala dextra, ala sinistra), in cui
erano aggregati i contingenti degli alleati, inquadrati in cohortes di
fanteria e in turmae di cavalleria.
Schieramento
dei manipoli
La legione manipolare si schierava, in profondità, su tre linee, distanziate
fra loro di circa 40 m; su ciascuna linea si disponevano i manipoli e
precisamente sulla prima linea i 10 manipoli degli hastati, sulla seconda
linea i 10 manipoli dei principes e sulla terza linea i 10 manipoli dei
triarii. I manipoli, che presentavano in genere 20
soldati di fronte e 6 o 3 in profondità, si schieravano a scacchiera,
gli uomini si disponevano a distanza di un metro l'uno dall'altro per
avere libertà di movimento ed evitare di ferirsi accidentalmente in battaglia.
Fra i manipoli degli hastati venivano lasciati degli intervalli, che corrispondevano
alla fronte dei manipoli stessi, circa 18 m; i manipoli dei principes
non erano collocati dietro a quelli degli hastati, ma dietro ai loro intervalli,
ed i manipoli dei triarii erano collocati dietro agli intervalli dei principes.
Così che, nel caso gli hastati, dopo il lancio preliminare del pilum,
avessero la peggio nei duelli corpo a corpo con il nemico, ripiegavano,
passando attraverso gli intervalli dei principes, mentre questi avanzavano
attraverso gli intervalli lasciati fra i manipoli degli hastati. I triarii,
i più esperti e valorosi, inizialmente inginocchiati, avanzavano all'assalto
solo quando anche i principes non erano in grado di decidere le sorti
della battaglia, onde il modo di dire: "res redit
ad triarios" (la battaglia è ridotta ai triari) per indicare
una situazione gravissima. Allorché i triarii avanzavano sul davanti,
gli hastati ed i principes si ritiravano alle loro spalle; la carica improvvisa
di truppe fresche armate efficacemente come i triarii causava notevole
scompiglio nei ranghi nemici. Questa disposizione a scacchiera poteva
però essere modificata, qualora le circostanze lo richiedessero.
La cavalleria era schierata in prima linea,
ai due lati dei manipoli degli hastati; gli armati alla leggera combattevano
sparsi e servivano a molestare il nemico prima che cominciasse il combattimento.
Riforma
di Gaio Mario. Ordinamento per coorti
L'estendersi dei fronti di guerra ed il numero sempre maggiore delle popolazioni
nemiche resero necessario porre in campo sempre più legioni. Dalle 2 legioni
che costituivano di regola l'esercito consolare romano, si era passati
a 4 legioni (2 per ogni console) durante la seconda guerra sannitica (fine
IV sec. a.C.), che rimase il numero usuale dell'esercito romano, anche
se eccezionalmente, come per esempio durante la guerra annibalica (fine
III sec. a.C.), furono arruolate fino a 23 legioni.
I soldati continuavano ad essere reclutati in base al censo, anche se
il reddito minimo veniva sempre più abbassato onde permettere ai meno
abbienti di prestare servizio militare. Fu Gaio Mario (fine II sec. a.C.)
ad abolire il vecchio sistema del reclutamento per censo e ad arruolare
tutti i volontari in possesso della cittadinanza romana e di qualità fisiche,
anche appartenenti alle popolazioni italiche. I
soldati e l'esercito divennero di mestiere, devoti ai loro
comandanti.
La tradizione attribuisce a Gaio Mario anche la creazione di un'unità
tattica più serrata del manipolo, la cohors,
coorte, di 600 uomini, formata dall'unione di
3 manipoli, uno di hastati, uno di principes, uno di triarii,
portati ciascuno a 200 uomini. La legione
venne divisa pertanto in 10 coorti, numerate da I a X, e gli effettivi
salirono a 6.000.
Tutti gli effettivi della legione coortale erano dì fanteria pesante.
I veliti infatti furono aboliti e le truppe
leggere furono costituite dagli ausiliari.
Venne meno la distinzione di età e di armamento fra hastati, principes
e triarii, che ebbero tutti il pilum ed il gladius. Successivamente, la
forza della legione coortale si stabilizzò sui 5.000
armati.
Lo schieramento normale delle coorti era su tre linee, a scacchiera, simile
a quello dei manipoli, con gli intervalli fra coorte e coorte, attraverso
cui le unità tattiche della seconda e terza linea potevano avanzare e
porsi in prima linea, qualora fosse necessario.
Giulio Cesare modificò lo schieramento cambiando di posto le coorti dell’ultima
linea e disponendole là dove ce ne fosse bisogno (vedi battaglia di Farsalo)
La divisione delle coorti rimase invariata per tutto l’impero; soltanto
la prima coorte di ogni legione ebbe un numero doppio d’uomini, 1.000,
e fu detta pertanto cohors millenaria,
mentre le altre nove coorti, di 500 uomini, erano dette cohortes quingenarie.
Lo schieramento continuò a essere quello a scacchiera, ma le coorti erano
disposte solo su due linee: alla destra della prima linea la I coorte
e immediatamente dietro a questa la IV.
Al tempo di Augusto vi erano 25 legioni,
stanziate fuori Italia e nelle province, dove lo richiedevano la difesa
dei confini o la sicurezza interna.
Modifiche
successive alla legione
Il cambiamento più importante delle legioni fu senz'altro l'arruolare
sempre più cavalieri all'interno di questa: poche persone volevano fare
il soldato, molti imperatori infatti obbligarono i grandi proprietari
terrieri ad arruolare parte degli schiavi dediti a lavorare i campi e
le reclute venivano marchiate a fuoco per evitare diserzioni; erano lontani
i tempi in cui la più grande aspirazione fra i cittadini era combattere
per Roma!
La cavalleria assunse un ruolo sempre più determinante sia perchè i legionari,
essendo per lo più barbari, non dimostravano più quell'abilità nel combattere
e quella disciplina di un tempo, sia perchè la cavalleria era molto più
mobile e, inoltre, gli eserciti barbari del IV-V secolo d.C. erano dotati
di abilissimi guerrieri a cavallo.
Altra modifica molto importante all'interno dell'esercito romano fu l'arruolamento
di speciali legionari addestrati come schermagliatori (dotati quindi di
giavellotti ed armatura leggera), che erano chiamati lanciarii
(IV secolo d.c.).
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